Antonio Atza

03/01/2026

Antonio Atza (Bauladu, 1925 – Bosa, 2009), straordinario colorista, è annoverato tra i maestri dell’arte sarda del secondo Novecento. I suoi dipinti, ricercati e ambìti da collezionisti o da semplici amatori, sono presenti nelle principali raccolte museali dell'Isola. A Bosa, sua cittadina adottiva, il pittore ha legato un'importante raccolta di suoi lavori, qui interamente documentata. L’esatta definizione della personalità artistica di Atza ha reso evidente la portata culturale della sua innovazione – si ricordino i cicli Sabbie, Blues, Aquiloni – che ha spinto la ricerca ben al di là del mero pregio estetico. 

Frequenta, come i suoi coetanei, la scuola dell’obbligo, ma, a differenza di questi, egli inizierà ad usare le sue penne e matite oltre all’apprendimento, anche per tracciare segni di elementari iconografie.

Con il passare del tempo aumenterà sempre più la sua attitudine all’arte caratterizzata da semplicità e spontaneità e, più avanti inizierà a ritrarre un po’ tutti in paese anche per le strade e nelle botteghe.

Nel 1945 disegna il suo primo Autoritratto, l’opera più antica che abbia voluto conservare. Tramite questa possiamo delineare i suoi tratti principali: un ragazzo robusto, dalla fisionomia acerba ma dall’espressione matura.

Dopo il ginnasio, appoggiato dalla madre, egli continuerà a seguire la sua vocazione per l’arte iscrivendosi all’Istituto Statale d’Arte di Sassari, inizialmente egli vi si recherà solo per sostenere gli esami, solo con Filippo Figari, che notò le sue capacità, verrà esortato a frequentare le lezioni.

Terminati gli studi inizierà per Atza la ricerca artistica  di un percorso di appropriazione della contemporaneità a volte anche non percorrendo sentieri agevoli dell’aerte moderna.

Nel 1950 realizzò i disegni a matita de “Le due amiche” e “Ritratto di donna seduta”.

L’anno dopo gli viene assegnata la cattedra di Calligrafia e Disegno alla Scuola Media Statale di Cuglieri trasferendosi cosi nella cittadella, qui realizzerà il “ritratto di donna-Lidia” a cui rimarrà molto legato.

Dopo Cuglieri, Atza lavora in diversi paesi del centro Sardegna tra i quali Jerzu. Dal 1954 al 1957 è a Gavoi. Con il passare del tempo lo stile e le tecniche dell’artista si evolvono sempre di più.

Nel 1957 soggiorna a Cagliari dove insegna per qualche anno e sarà proprio qui che egli organizzerà la sua prima mostra alla Galleria “della Maria”.

Nel 1959 vengono esposte sempre a Cagliari una ventina di tele alla Galleria Il Cenacolo, grazie a questo evento gli osservatori iniziano a mostrare sempre più interesse nei suoi confronti.

Nel 1960 alla mostra allestita dallo Studio 58 presso il portico di Sant'Antonio, Atza presenta le Sabbie, serie di polimaterici su tela, che aveva iniziato a realizzare nel 1958. I Blues risalgono al 1960, e la serie si concretizza con delle opere astratte in cui compaiono delle simbologie assimilabili al mare e al sogno. Le tele di grandi dimensioni vengono cosparse di colla alla quale si aggiunge della carta velina che viene poi ricoperta con dei colori. A metà degli anni '60 la sua personale ricerca artistica si apre alle esperienze della pop art, visibile nei suoi telai "a cassetta", creando un linguaggio innovativo e surreale, con l’utilizzo di fili di plastica colorati.

Antonio Atza, grande maestro, innovatore della pittura sarda del secondo Novecento, ha lasciato questo mondo alle soglie degli 85 anni,  proprio a Bosa sua città d’adozione